A settembre 2003 il Parlamento Europeo ha respinto i punti della proposta direttiva europea che intende consentire la brevettazione delle opere immateriali, categoria che comprende anche il software. Si è trattato di una vittoria per la cultura, l'innovazione tecnologica e l'economia europea ribadita da due milioni di cittadini che hanno manifestato esplicitazione la propria contrarietà del provvedimento. Provvedimento che torna di forte attualità in queste settimane perché a luglio l'Europarlamento tornerà a riunirsi per votare in seconda lettura il testo uscito invece dal voto del Consiglio dei ministri dei 25, che di fatto reintroduce le parti emendate in prima lettura. La brevettabilità del software, come già accennato, rappresenta un rischio per le seguenti ragioni:
- rimuovere ciò che la dispone la Convenzione di Monaco (ottobre 1973) attualmente in vigore - in particolare la "presunzione negativa assoluta" in merito ai brevetti sui programmi per elaboratore - va a minare uno dei presupposti fondamentali perché un brevetto possa essere considerato valido: quello della materialità
- la tutela brevettuale viene già riconosciuta laddove esista una correlazione tra un sistema di elaborazione delle informazioni (il software) e il dispositivo fisico (hardware). Senza questa correlazione viene a mancare il requisito di novità industriale finalizzato alla produzione di beni materiali
- attenendosi alla defizione di software, che lo identifica come un sistema per compiere calcoli matematici, si vede come esso rientra tra le opere scientifiche, contiene un carattere di creatività attraverso la sua espressione formale e gli algoritmi, alla base della sua creazione, rappresentano l'idea attraverso cui si concretizza un programma. Tali opere rientrano già nel sistema di protezione previsto dal diritto d'autore che va a coprire la forma attraverso cui un'idea si estrinseca
Questa proposta di direttiva, dunque, con il pretesto di armonizzare il sistema brevettuale europeo in materia di software, di fatto sovverte i dettami della Convenzione Europea sui Brevetti, introducendo la brevettabilità del software e dei metodi commerciali. Come già dimostrato negli Stati Uniti, il sistema brevettuale, che è stato esteso al software da 20 anni, ha rallentato l'innovazione invece che incoraggiarla, spostando i fondi destinati originariamente a ricerca e sviluppo verso i dipartimenti legali delle grosse multinazionali che si occupano a tempo pieno di costose cause brevettuali. Un tale sistema imporrebbe degli oneri eccessivi per le piccole e medie imprese del territorio, vero motore dello sviluppo software continentale, e le renderebbe succubi di quelle poche grosse aziende, in maggioranza extraeuropee, che posseggono grandi portafogli di brevetti software.
Un testo 7 pagine che spiega in maniera estesa quanto espresso con il volantino del gioco dell'impiccato. http://www.ffii.org/~mmenaz/brochure_SME_IT_BIG.pdf
Proposta di inviare un fax, in allegato, ad FFII che attesta il sostegno alle loro posizioni. http://patinfo.ffii.org/material/cfa/cfa.it.pdf
In diciassette pagine tutte le nostre razioni, motivate, a sostegno della non brevettabilità del software http://www.italy.fsfeurope.org/projects/swpat/appello-it-mep.pdf
Testo tecnico che elenca gli emendamenti da presentare/votare al parlamento europeo http://www.europarl.eu.int/meetdocs/2004_2009/documents/PR/565/565497/565497it.pdf
Mozione in parlamento del 12 Maggio 2005 http://notes9.senato.it/W3/Lavori.nsf/All/F040C3983FADD9C6C1256FFE006491FF?OpenDocument
Materiali Europei
Il comunicato stampa dell'eurodeputata Monica Frassoni, con le foto dell'iniziativa fatta il 30/06 contro la direttiva ed il video distribuito quel giorno per la campagna SOS (Save Our Software)
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