La libertà e il software

La libertà e il software sono due concetti che solitamente non vengono associati assieme. Anzi. Forse è piú comune, quando si pensa al software, percepire un'assenza di libertà, come quando quello che si vuole fare non si può fare, o non si riesce a capire come fare a farlo.

Altrettanto comune, pensando a software e libertà, e ricordarsi di quelle licenze che spesso vengono presentate quando si installa un programma: "non si può copiare", "non si può usare su piú di un computer alla volta", "non si può cedere", "non si può vendere"... Software con licenze del genere si chiama "software proprietario", che significa grosso modo che è software di proprietà di qualcun altro.

Molti sono abituati ad avere a che fare con la realtà del software proprietario, che però non è l'unica. Esiste infatti anche la realtà del "software libero", nata in America circa 20 anni fa, che ora è diventata un fenomeno di portata mondiale.

Il software libero

Il software libero è software che rispetta quattro "libertà fondamentali" (da http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html):

1. Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo. 2. Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità. L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito. 3. Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo. 4. Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio. L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.

In realtà, il software nacque libero, ai tempi antichi in cui vi erano pochi computer che venivano gestiti da uno staff di personale specializzato. A quei tempi, l'importante era vendere l'hardware, e l'assistenza per farlo funzionare, ed erano poi i clienti che si sarebbero costruiti il software per fare quello di cui avevano bisogno.

Allora chi vendeva computer non si interessava del software, un po' come oggi chi vende le pentole non si interessa di quali ricette uno andrà poi a cucinare. E il software veniva pensato come una ricetta di cucina: diffuso, comunicato, migliorato, pensato assieme.

L'idea di "vendere le ricette" venne qualche tempo dopo, quando i computer hanno iniziato ad avere una maggiore diffusione e i clienti hanno iniziato ad avere esigenze comuni. L'idea di "vendere le ricette" è poi diventata un uso comune, anche perché il prezzo del computer è calato ulteriormente e i computer hanno iniziato a venire acquistati da persone che sapevano cucinare sempre meno.

Chi allora era abituato a scriversi i programmi, però, reagí come potremmo reagire noi oggi se chi vende i libri di ricette iniziasse a esigere che la ricetta trovata su un suo libro non possa essere divulgata. Nel 1983, Richard Stallman fonda il progetto GNU (Gnu's Not Unix), con l'intento di creare un sistema operativo libero da poter usare per far funzionare i computer senza aver bisogno di software proprietario.

La libertà e il software

Come afferma Stallman, la parte piú importante della definizione di software libero è la parola libertà. Ma cos'è veramente la libertà?

Libertà può essere poter fare quello che si vuole, non avere limiti, non avere restrizioni; può essere poter parlare, esprimere, creare; può essere essere liberi di aiutare gli altri, di costruire un mondo migliore; può essere non avere condizionamenti; può essere poter diventare quello che si vuole, poter vivere creando e seguendo un proprio percorso.

In definizioni come queste, il software libero calza: il software libero può essere adottato e può essere adattato per fare ciò che uno vuole, per far parte di un proprio percorso personale, per poter essere l'estensione digitale del nostro corpo senza che questo significhi percorrere percorsi già tracciati da altri.

Tutto questo è eccitante, ma può lasciare disorientati, come trovarsi d'un tratto nel mezzo di un'enorme prateria, verde, incontaminata, ma senza strade tracciate. Per un po' ci si gode il prato, ma poi si fa strada una domanda: "dove vado?" "qual'è il mio percorso?"

Rispondere a questa domanda non è sempre facile: c'è chi la risposta l'ha sempre saputa, chi per impararla ci mette una vita, chi non la imparerà mai.

Riguardo al software, però, l'ambito è un po' piú ristretto ed è possibile darsi un'occhiata in giro e scoprire un mare di strade interessanti che sono già state aperte, e che danno idee per nuove strade da aprire.

Prima di vedere alcuni di questi esempi, vale la pena dare uno sguardo alla società in cui ci si muove parlando di software: la società dell'informazione.

La Società dell'Informazione

Cito un brano di CRIS Italia, tratto da http://www.cris-italia.info/article.php?story_id=23, che dà una breve introduzione a quello che è la Società dell'Informazione e ai problemi attualmente in discussione:

La società dell'informazione, è la promessa di una società nuova, basata sulla conoscenza e la promessa di vantaggi inaspettati per l'educazione, la salute, lo sviluppo, la democrazia e molto altro.

I flussi della conoscenza dovrebbero collegare i centri principali con ogni villaggio e, viceversa, le aree periferiche con quelle centrali.

Ma la realtà, se le tendenze attuali continueranno, rischia di essere molto diversa e il sogno potrebbe diventare un incubo:

Molti temono che l'approccio attuale alla società dell'informazione sia in realtà un'espansione continua del controllo esercitato dalle grandi imprese, che nascondono il dissenso e costruiscono il consenso.

Gli interessi dei grandi gruppi hanno trovato rappresentanza nelle sedi decisionali, dove i governi sono relegati al ruolo di spettatori fra monoliti industriali che lottano per conquistare la fetta maggiore della torta.

Pochissima attenzione si presta alla regolazione internazionale e alle implicazioni che tutto questo avrà per la gente comune e per lo sviluppo sociale. Nonostante questo la gente in tutto il mondo sta sviluppando una nuova visione della società dell'informazione, una visione centrata sui diritti umani.

Nuove forme e nuovi strumenti di comunicazione vengono utilizzati per costruire comunità globali a partire dalle realtà locali, per scambiare conoscenze, amplificare le voci rese marginali, organizzare e rafforzare la partecipazione e celebrare la diversità culturale e intellettuale. Dobbiamo scegliere, e poi iniziare a costruire, la società dell'informazione che vogliamo.

Sarà una società comoda per le élite globali ma che escluderà regolarmente la maggioranza della gente? O sarà una società capace di promuovere lo sviluppo sostenibile, i diritti umani, la dignità delle persone?

Il diritto a comunicare è un diritto umano universale, ed è sostegno al godimento di tutti gli altri diritti. L'emergere dalla società dell'informazione deve vedere questo diritto esteso e rafforzato a beneficio di tutti.

(Brano tratto da http://www.cris-italia.info/article.php?story_id=23)

Una diversa concezione del software

Se il software proprietario porta a pensare al software come un prodotto, attraverso le 4 libertà del software libero è possibile dare al software un altro significato: il software torna a essere come una ricetta. Il software smette di essere un prodotto e diventa 'conoscenza', come una ricetta di cucina, come una legge della fisica:

Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo:: una ricetta, una legge della fisica può essere usata ovunque, per qualsiasi scopo: non esiste che una ricetta non è legale cucinarla in una parrocchia, in una festa de l'Unità, o in Iran; non esiste che per una sfera sia illegale scendere su un piano inclinato per scopi contrari all'idea di Galileo: cosí è anche per il software libero.

Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità:: se seguo una ricetta e il risultato è buono, ma salato, nessuno mi impedisce di cambiare la ricetta mettendo meno sale. Se voglio calcolare quanto scivola una biro sulla mia scrivania, nessuno mi impedisce di sostituire il coefficiente di attrito nella formula con quello adatto alla mia situazione: cosí è anche per il software libero.

Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo:: se uno mi chiede una ricetta, non ho problemi a dargliela; le leggi della fisica si insegnano addirittura a scuola. Cosí si può fare anche col software libero.

Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio:: se qualcuno viene a mangiare a casa mia, posso fargli il ragú coi funghi modificando la ricetta del ragú. Se poi lui mi chiede la ricetta, io non ho problemi a dargliela, e lui può poi usarla come gli pare; quando Maxwell ha modificato le leggi dell'elettromagnetismo unificandole, nessuno gli ha impedito di divulgare i suoi risultati anche se le leggi che ha unificato erano state scoperte da altri. Cosí è anche per il software libero.

Facendo questo parallelo tra software e conoscenza, è possibile creare una nuova chiave di lettura per capire molti dei fenomeni legati al software: per esempio: il software è come la conoscenza, che cresce piú la si comunica. Se non può essere adattato, produce insoddisfazione. Copiarlo, sembra normale.

Questa nuova chiave di lettura è essenziale per capire i nuovi fenomeni che stanno accadendo rispetto a quello che viene chiamato "Società dell'informazione", che è la nostra società, che sta venendo trasformata dall'arrivo delle tecnologie di condivisione dell'informazione.


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