TiVo

Tecnologie inopportune

Un mega hard disk e un software minimo per editare audiovideo. E' il TiVo, l'integrazione di tv e computer che i grandi produttori televisivi vedono come il fumo negli occhi perché - liberando lo spettatore dalla schiavitù dell'orario - sconvolge palinsesti e tecniche di rilevamento dell'audience

'Franco Carlini'

In Italia pochi lo conoscono, ma quell'oggetto chiamato TiVo, è la cosa più dirompente che il mondo televisivo ha conosciuto negli ultimi anni. E a ben vedere è un'idea davvero semplice, niente di più che un personal computer specializzato nella registrazione e riproduzione dei programmi televisivi. In pratica, e a farla brutale, un gigantesco hard disk, collegato a una scheda video e dotato di software piuttosto semplici per registrare i programmi ed eventualmente ri-editarli. Dunque c'è la disponibilità di uno spazio di memoria enorme (altro che le video cassette attuali) e di un trattamento digitale delle immagini. Nella versione americana, in realtà TiVo (e il collega ReplayTv) sono anche un modello di business: infatti un servizio centralizzato assiste gli abbonati curandosi lui di memorizzare i programmi preferiti e persino di registrarne altri, simili, sulla base dei gusti che il cliente lascia trasparire con le sue scelte precedenti.

Questi Personal Video Recorder (registratori video personali) sono stati considerati una bestia nera, un nemico da combattere, da parte delle grandi reti televisive e per diversi buoni motivi. Il primo è la possibilità di eliminare facilmente la pubblicità dai programmi registrati, così mettendo in discussione una decisiva fonte di finanziamento dei networks. In corso d'opera Tivo ha accettato alcuni compromessi al riguardo, ma la possibilità resta e gli spettatori la apprezzano e dunque gli inserzionisti stanno velocemente escogitando delle alternative: una è il piazzamento dei prodotti nel corpo stesso dei filmati, una cosa che è sempre avvenuta, ma che ora viene spinta in maniera decisa, facendo usare ai protagonisti una tale marca di auto, o un certo liquore o un prodotto di bellezza; in questo caso non è possibile accompagnare la comparsa del prodotto con un adeguato slogan, ma intanto c'è, si esibisce e fa la sua bella figura. La seconda strada è quella di sovrapporre piccoli messaggi pubblicitari alle immagini, come già avviene in molti programmi televisivi: in questo caso nessun Tivo può cancellare quelle scritte o quei marchi sovraimpressi. La seconda preoccupazione dei network rispetto a questa tecnologia è la possibilità implicita che i materiali registrati (e magari ripuliti dagli spot e opportunamente rieditati e tagliati) vengano passati abusivamente in formato digitale ad altri spettatori non paganti. Quando i contenuti sono fatti solo di bit e quando l'Internet diventa a larga banda, i rubinetti sono aperti e nessuno riesce a fermarne la circolazione più o meno lecita.

Ma il terzo e più drammatico motivo per fare la guerra a Tivo e ai suoi cugini è lo sconvolgimento nei palinsesti (e nelle tecniche per misurare il successo dei programmi) che esso comporta. Sia pure in maniera rudimentale, un servizio di questo tipo rende potenzialmente asincrona la televisione: nessuno è più obbligato a vedere il telegiornale alle 20 in punto perché anche alle 20.17 sarà disponibile in forma registrata. E alle 20:43 potrà godersi un telefilm o un dibattito che si sono svolti nel pomeriggio. Dopo avere lungamente teorizzato il palinsesto personalizzato come strumento di libertà dello spettatore, finalmente dotato della possibilità di scegliere quello che piace a sui e magari solo a lui, ci si accorge che tale modello distrugge l'intero ciclo televisivo così come è stato finora. Se si dà più potere allo spettatore, inevitabilmente occorre rinunciare al proprio potere di stabilire cosa va in prima serata e cosa in seconda.

Come testimonia il pezzo qui sotto di Ugo Vallari, l'ideologia del pluralismo televisivo praticamente infinito, come praticata dal gruppo Murdoch, viene immediatamente negata nella pratica ricorrendo a penosi artifizi il cui scopo è di mantenere comunque il controllo del pubblico, indirizzandolo vistosamente non già verso i suoi interessi, ma verso i programmi più remunerativi per l'emittente. E le cose possono solo peggiorare (per le reti televisive), grazie alla potenza della microelettronica, del software e delle reti. Tivo in fondo è un apparato abbastanza rudimentale, ma già oggi, attraverso l'Internet a banda larga, diventa del tutto realistico, almeno in linea di principio, avere accesso a milioni e non già centinaia di canali in tutto il mondo, ognuno dei quali fruibile a richiesta (on demand).

L'offerta televisiva di e-Biscom, che va cablando le più popolose città d'Italia con fibra ottica, lascia immaginare cosa potrebbe succedere quando via Internet tutto il visuale del mondo risulti disponibile. Oggi tutti possono vedere via Internet le pagine web di tutto il mondo (salvo nei paesi dove vive la censura di rete); e già oggi migliaia di radio di tutto il mondo possono essere ascoltate da ogni parte del mondo, con una ricezione quasi sempre soddisfacente; la fruizione di materiali visivi è invece limitata dalla banda ancora ristretta, sì che al massimo ci si deve accontentare di intuire qualcosina in una piccola finestra del monitor. Ma le cose non resteranno così a lungo, perché tra i pregi del capitalismo c'è almeno quello di essere perennemente alla ricerca di nuovi mercati e nuovi consumi, senza guardare in faccia a nessuno, nemmeno ai grandi gruppi consolidati.

Certamente sarà una lotta crudele, tra i diversi soggetti, ma ci sarà e la televisione dei Vespa e dei Costanzo, dei Murdoch e dei Confalonieri, potrebbe avere gli anni contati. Non già grazie al digitale terrestre di Gasparri, ma grazie alla convergenza di tecnologie e mercati. Il che non toglie ovviamente che quelli di ieri non si attrezzino per cavalcare il domani, ma in questa fase non possono farlo perché troppo importante è pesante è il loro business attuale. L'innovazione come al solito arriverà da altri, più agili e con la testa più sgombra.

(Franco Carlini, Il Manifesto, 12 ottobre 2003, da http://italy.peacelink.org/cybercultura/articles/art_2735.html)

TiVo (http://www.tivo.com) è realizzato inscatolando un computer minimale e una versione modificata di Linux, scaricabile all'indirizzo http://www.tivo.com/linux . In questo caso, Linux è stato utilizzato per creare un nuovo tipo di computer-elettrodomestico: il fatto che si può modificare ne ha reso possibile la realizzazione, il fatto che si può ridistribuire ne ha reso possibile la vendita senza pagare una tassa/licenza per ogni apparecchio venduto.

BfSf: CorsiAttac/MaterialedaDistribuire/TiVo (last edited 2008-05-12 15:49:51 by localhost)